Spettacoli

THREE WOMEN
A Poem for Three Voices

Al Caffè Dantès

Monologhi dal ‘900
di Luigi Arnaldo Vassallo

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Ridere alla maniera di Luigi Arnaldo Vassallo, detto Gandolin.
Un riso obliquo, affilato, mai accomodante.

Giornalista e scrittore umoristico, fondatore di celebri testate satiriche come «Capitan Fracassa», «Don Chisciotte» e «Il Pupazzetto», e direttore de «Il Secolo XIX».

Spirito di raro acume, seppe osservare la buona società ottocentesca con ironia e lucidità, cogliendone vizi e virtù e restituendoli in forma di caricatura arguta, mai indulgente. Il suo sguardo attraversa la politica, il costume, il teatro, mettendo a nudo le contraddizioni di un mondo che si specchia compiaciuto nella propria immagine.

Al Caffè Dantès è uno spettacolo in cui il palcoscenico si trasforma in un dietro le quinte dichiarato. Attrici e attori svelano i paradossi del mestiere teatrale, mentre figure maschili espongono convinzioni fragili, ossessioni e idee strambe, componendo una galleria di personaggi che diverte senza mai addomesticare lo sguardo dello spettatore.

Lo spettacolo è costruito come una sequenza di monologhi che si alternano e si rispondono. Frammenti di parola accompagnano il pubblico agli inizi del Novecento, nei caffè letterari e artistici dove Gandolin costruiva il proprio sguardo critico sul presente, dialogando idealmente con figure come D’Annunzio e De Amicis, in luoghi in cui il pensiero si faceva pubblico e spesso irriverente.

Scene, costumi e atmosfere richiamano l’immaginario dei café-chantant e dei caffè di inizio secolo, spazi ibridi tra palco e platea, in cui il riso diventa strumento di osservazione e il teatro luogo di consapevolezza.

Interpreti
Antonio Duma, Francesco Siliberto, Stefania Robassa, Francesca Danese, Francesco Casaburi, Matteo Padula

Regia Antonio Duma


THREE WOMEN
A Poem for Three Voices

THREE WOMEN

A Poem for Three Voices
di Sylvia Plath

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Three Women. A Poem for Three Voices è un lungo poema scritto da Sylvia Plath come radiodramma e trasmesso per la prima volta dalla BBC il 19 agosto 1962. L’opera si articola in tre monologhi interiori che si intrecciano, collocati in un’ambientazione drammatica: «Un reparto di maternità e dintorni».

Le tre donne sono pazienti. Occupano lo stesso spazio, ma non lo abitano allo stesso modo.

Condividono un tempo sospeso, un’attesa che per ognuna assume un peso diverso. La Prima Voce è una donna sposata che attraversa la gravidanza fino al parto e torna a casa con il proprio bambino, aderendo a un destino che le viene consegnato come naturale. La Seconda, una segretaria, vive l’esperienza di un aborto spontaneo, non il primo, in una ripetizione che scava e produce senso di colpa. La Terza è una studentessa universitaria che affronta una gravidanza indesiderata, porta a termine la nascita e sceglie di separarsi dal bambino.

Le voci non raccontano i fatti, ma li attraversano interiormente. Plath evita il racconto clinico della maternità e sceglie di entrare nella mente delle pazienti, restituendo nascita, infertilità e rinuncia come esperienze ambigue, crude, prive di consolazione.

Lo spettacolo porta in scena questa struttura a tre voci come un unico corpo drammatico. I monologhi si sfiorano e si contraddicono, componendo un ritratto intenso della maternità come esperienza fisica, mentale e simbolica.

Il lavoro può arricchirsi di un dibattito post-spettacolo, con interventi di personalità conoscitrici e studiose dei temi affrontati, aprendo la rappresentazione a un momento di confronto e riflessione collettiva.

Interpreti
Stefania Maria Robassa, Francesca Danese, Elena Stefanelli

Regia Antonio Duma


THREE WOMEN
A Poem for Three Voices

BOHÈME ’90

La forza di un classico nell’anima degli anni ’90
di Antonio Duma

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Nell’anno pucciniano (1924–2024), a cento anni dalla morte di Giacomo
Puccini, il nostro ultimo lavoro BOHÈME ’90.

Una storia che prende spunto da uno scritto di Aldo Nicolaj. Ambientata negli anni Novanta del XX secolo, BOHÈME ’90 mette in scena il disagio che si portò dietro quella generazione. Una visione toccante sulla fragilità dell’amore, della vita e dei sogni da realizzare, affrontando temi come la guerra, la malattia e la lotta per la sopravvivenza in un contesto sociale e artistico difficile, permeato da profondi cambiamenti.

Una storia semplice e universale, che attraversa i secoli.

Come dice il nostro Rodolfo:

«Sì, Bohème. Un adattamento moderno, ambientato nei giorni nostri, in una città come la nostra, con dei personaggi come noi, con dei problemi che più o meno sono gli stessi. […] Moderna come piace a te, magari ci mettiamo dentro pure il Nokia».

BOHÈME ’90 racconta la storia di Rodolfo, uno scrittore, Marcello, un pittore, e Luca, un musicista, che condividono sventure, amori e progetti. Rodolfo si innamora di Mimì, la vicina di casa, ma il loro amore è ostacolato da eventi esterni. Nel frattempo Marcello ha una relazione complicata con Lodovica, attrice, anche attrice porno, due innamorati senza pace. Luca è il musicista del gruppo, un personaggio naïf e sensibile che cerca di mantenere l’armonia tra i suoi amici.

Alla fine tutti si ritrovano di fronte all’ineluttabilità della vita, ed emergono i sentimenti più profondi che legano i protagonisti.

Insomma, una storia bohémien.

Interpreti
Francesco Siliberto, Stefania Robassa, Francesca Danese, Francesco Casaburi, Matteo Padula

Regia Antonio Duma


THREE WOMEN
A Poem for Three Voices

Dialogo di una prostituta con un suo cliente

di Dacia Maraini

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Manila è una prostituta sulla trentina.
Lui è uno studente di economia di venticinque anni.

L’incontro avviene in una stanza anonima, ma il dialogo supera subito i confini dell’occasione. Tra i due si instaura un confronto serrato, in cui affiorano ricordi familiari, pulsioni adolescenziali e modelli maschili ereditati.

Manila è schietta, diretta, a tratti aggressiva.
Non conosce tabù, e questa libertà di parola mette in difficoltà il suo interlocutore.

Il rapporto, una volta consumato, diventa uno spartiacque.
La conversazione si inasprisce, scivola nella violenza verbale e simbolica.

Lo studente si rifiuta di pagare e arriva a proporle di diventarne il protettore. I ruoli si rovesciano, le maschere cadono. Il dialogo si trasforma in uno scontro che mette a nudo le dinamiche profonde del rapporto tra uomo e donna, rivelando un sistema ancora segnato da maschilismo e moralismi ipocriti.

Manila lo afferma con lucidità disarmante:
«Una donna può solo scegliere se prostituirsi in pubblico o in privato».

Scritto nel clima delle lotte femministe e della rivendicazione del corpo femminile, il testo non ha bisogno di essere riscritto. La sua lingua resta tagliente, diretta, capace di attraversare il tempo.

Interpreti
Stefania Maria Robassa, Francesco Siliberto

Regia Antonio Duma


THREE WOMEN
A Poem for Three Voices

Rocco Scotellaro

Sulla Mia città il cielo era immenso
di Diego Dantes

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Rocco Scotellaro non è stato solo il volto poetico della civiltà contadina. È stato un intellettuale radicale e modernissimo, capace di pensare il Sud senza nostalgie né folklore, di parlare al Paese con la lingua dell’esperienza e della visione.

Scriveva da Tricarico, ma le sue parole viaggiavano. Roma lo accolse negli anni della formazione, dove si iscrisse a Giurisprudenza e intrecciò relazioni e corrispondenze con figure come Carlo Levi, Capitini e Rossi-Doria. I suoi testi apparvero su riviste fondamentali come «Il Ponte» e «Botteghe Oscure», segnando un dialogo diretto con la scena culturale e letteraria nazionale.

Nel dopoguerra Scotellaro vide nel Partito Socialista Italiano il mezzo per il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei contadini. Partecipò all’occupazione delle terre incolte dei latifondisti e fu tra i promotori della Riforma Agraria nel Sud Italia, in particolare in Basilicata, legando in modo indissolubile l’attività politica alla vita delle comunità rurali. Questa esperienza è al centro del lavoro di Diego Dantes che restituisce uno spaccato intenso delle idee. Il testo tratteggia la figura di un uomo capace di tenere insieme impegno politico, tensione etica e ricerca poetica.

Profondo conoscitore del mondo contadino del Sud, tra Puglia e Basilicata, Scotellaro diventa simbolo di una lotta collettiva segnata da incomprensioni e disillusioni.

Lo spettacolo attraversa parole, gesti e memorie per restituire la forza di un pensiero ancora attuale, capace di interrogare il presente sul rapporto tra terra, lavoro e dignità, e può aprirsi a un confronto post-spettacolo come momento di riflessione condivisa.

Interpreti
Roberta Marini, Francesco Siliberto

Regia Antonio Duma